Ciò che succede a Vegas, resta a Vegas!
VERO, quando si parla dei numerosi peccati che potreste essere tentati di commettere in questa città dall'esuberanza e dalla follia smisurate.
FALSO, quando si tratta dei molteplici tesori naturali che si spartiscono le terre aride e desertiche del Nevada e che meritano, dal canto loro, di essere svelati alla luce del sole e condivisi con il maggior numero di persone, in particolare con gli amanti della natura e le anime in cerca di benessere!
Perché, sì, il Nevada non è solo Las Vegas e le sue macchinette mangiasoldi a non finire; è anche uno Stato ricco di gioielli e piccole perle naturali di cui la maggior parte di voi probabilmente non sospetta nemmeno l'esistenza, ma che si rivelano essere delle sorprese meravigliose.

Ecco perché sarebbe un crimine partire per Las Vegas senza prevedere una piccola deviazione riposante e rigenerante verso questi luoghi che sto per svelarvi tra poco e che, contrariamente al carattere artificiale dell'impero del gioco e dell'intrattenimento, sembrano essere rimasti come alla nascita della Terra, immacolati e liberi da ogni impronta umana!
Allora, per chi lo desidera, abbandonate abiti glitterati o fiches da poker, e seguitemi per un viaggio travolgente nel cuore della Terra!
1/ Lake Mead

Quel pomeriggio di settembre, appena arrivati a bordo piscina del nostro sontuoso hotel (lo Stratosphere Las Vegas), colti da un senso di angoscia e disagio in mezzo a tutte quelle cameriere in costume da bagno e tacchi a spillo e ai jet-setter con collane "bling-bling", sentimmo il bisogno di fuggire da tutta quella agitazione ed esuberanza per andare a rifugiarci fuori città, in un luogo più selvaggio. Dove? Non lo sapevamo ancora, l'idea era di prendere l'auto e partire alla scoperta di quell'immensità desertica che circonda la "Sin City".
E fu per puro caso, dopo aver guidato per una trentina di minuti a sud-est di Las Vegas, che improvvisamente la strada ci svelò una vista panoramica mozzafiato su un immenso lago dalle acque turchesi, incorniciato da rocce ocra e bianche: il maestoso Lake Mead in tutto il suo splendore!

Rapiti da tanta bellezza e colti da un'irrefrenabile curiosità, decidemmo di andare a vedere più da vicino quello specchio d'acqua liscio e scintillante che ci faceva l'occhiolino e ci chiamava a gran voce, quasi come un invito a un piccolo rinfresco! Tra l'altro, un rinfresco che era ben accetto in quel preciso istante, dato il sole a picco e la temperatura esterna che si aggirava sui 45 °C! E in cabriolet, vi assicuro che si sente!
Ci siamo lasciati sedurre e così, proseguendo lungo la strada e seguendo le indicazioni sui cartelli, siamo arrivati all'ingresso di questo sito eccezionale: il Lake Mead National Recreation Area, il cui indirizzo preciso è: Lake Mead Visitor Center, 10 Lakeshore Rd, Boulder City, NV 89005 (a circa 35 minuti di auto da Las Vegas).
Allora, siccome "tutti i sogni hanno un prezzo" (secondo Marc Levy), il sogno di andare a scoprire da vicino questa piccola perla naturale si paga, come indicato dal sito Internet ufficiale del lago, alla modica somma di 25 $ per veicolo, 20 $ per moto o 15 $ se siete a piedi o in bicicletta. Sappiate che questo biglietto d'ingresso è valido per 7 giorni consecutivi! Visto il paesaggio straordinario che ci attendeva, non c'era ovviamente da pensarci due volte, ma solo da partire!
Allora, sicuramente mi porrete questa inevitabile domanda: "come spiegare la presenza di un tale lago in questa distesa desertica e arida?"
Bene, prima di proseguire con il mio racconto, vi propongo un piccolo "punto informativo" per comprendere meglio l'essenza e l'esistenza stessa di questo sito d'eccezione.
Un lago di origine artificiale
Situato a cavallo tra i confini del Nevada e dell'Arizona, il Lake Mead purtroppo non è un dono di Dio né di Madre Natura! Si tratta invece di una creazione umana puramente artificiale, che deve la sua esistenza in particolare alla diga idroelettrica di Hoover, eretta negli anni '30 sul fiume Colorado con l'obiettivo di porre fine alle piene del corso d'acqua e di produrre elettricità grazie alla forza dell'acqua.
La diga produce oggi elettricità non solo per Las Vegas, ma anche per il Nevada, l'Arizona e la California. Il lago alimenta queste stesse regioni tramite un acquedotto, rispondendo così ai bisogni di irrigazione, svago e acqua potabile di oltre 20 milioni di persone!
Una cifra esorbitante, ma non così tanto se si considerano le dimensioni impressionanti del lago, che si estende fieramente per 180 km a monte della diga, vanta 885 km di coste, copre una superficie di 640 km2 e racchiude al suo interno ben 32 236 km3 d’acqua, rendendolo il lago artificiale più importante al mondo e il più grande bacino idrico degli Stati Uniti quando è al massimo della sua capienza.

Cosa che, purtroppo, non accade dal 1983 a causa della siccità legata al riscaldamento globale e all'aumento della domanda d'acqua. Riempito solo al 35% della sua capacità massima, il lago vede la sua sopravvivenza minacciata.
Del resto, questo calo continuo del livello dell'acqua sta facendo riemergere dagli abissi un'antica città fantasma: Saint Thomas, un insediamento di pionieri che fu evacuato nel 1936 in seguito al riempimento del lago.
Vendetta delle anime funeste di questa città inghiottita da tonnellate d'acqua o punizione divina per una popolazione troppo avida di risorse idriche?
Una cosa è certa: se non si troverà una soluzione nei prossimi anni, il Lake Mead potrebbe diventare solo un miraggio in questa terra desertica, simile a quelli che vedono le anime perse e assetate in pieno deserto!
Una realtà purtroppo molto triste, se si pensa allo splendore di questo lago che toglie il fiato al primo sguardo! Come restare indifferenti davanti a quest'acqua turchese che accarezza delicatamente i fianchi di enormi blocchi di roccia lunare, con sfumature nere, rosse, arancioni, ocra e bianche, come un quadro dei più grandi maestri?

E come rinunciare a un lago che offre ai visitatori una miriade di attività nautiche, come jet-ski, paddle, sci nautico, escursioni in barca o semplicemente una bella nuotata, il tutto in un'acqua che in estate raggiunge temperature tra i 25 e i 30 °C?
Senza contare le varie strade panoramiche (scenic drives) che permettono di addentrarsi nel deserto, nei canyon e nelle montagne aspre e colorate che circondano il lago, scoprendo paesaggi sublimi dai toni rosso-arancio, tipici dell'Arizona e del Nevada. Personalmente, ci siamo avventurati sulla Northshore Road e che meraviglia e ammirazione abbiamo provato quando la strada ci ha condotto attraverso zone di montagne rosso brillante e immense formazioni rocciose, resti di antichi flussi di lava, oggi solidificati e pietrificati dal tempo. In altre parole, che estasi davanti a questo scenario di una bellezza irreale, che ti dà l'impressione di tornare all'epoca dei dinosauri!
Infine, il Lake Mead è anche sinonimo di favolose battute di pesca per gli amanti del pesce fresco, innumerevoli escursioni per chi ama gli spazi aperti e reportage fotografici. I meno sportivi potranno accontentarsi di deliziosi barbecue e picnic, che chiunque può organizzare sulle rive del lago e sulle sue numerose spiagge di sabbia fine, grazie alle strutture appositamente attrezzate. Infatti, molteplici aree picnic dotate di tavoli, acqua, barbecue e servizi igienici (di una pulizia estrema, ve lo garantisco!) attendono ogni visitatore tutto intorno al lago con, in più, una vista privilegiata su di esso!
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E per i più organizzati tra voi che desiderano trascorrere un soggiorno prolungato nei pressi del lago, sappiate che la Lake Mead National Recreational Area ospita diversi campeggi, lodge e motel dove piantare la tenda, parcheggiare il proprio camper XXL o affittare una piccola camera ben attrezzata con letti molto accoglienti.
Insomma, ce n'è per tutti i gusti e ognuno potrà trovare la sua dimensione al Lake Mead, che sa indubbiamente sedurre e affascinare i suoi visitatori!
Ora, al di là delle problematiche legate all'acqua, speriamo che Madre Natura non riprenda il sopravvento su questo luogo straordinario e che l'uomo non distrugga, col tempo, il favoloso "giocattolo" che ha costruito da zero! Quindi, cari amici lettori, quando la situazione sanitaria lo permetterà, avrò un solo consiglio da darvi: affrettatevi a scoprire questo posto meraviglioso prima che scompaia! E, già che ci siete, vi suggerisco di stuzzicare un po' di più la vostra curiosità spingendovi fino alla diga di Hoover, una vera prodezza architettonica e tecnica!
2/ La diga di Hoover o «Hoover Dam»
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Eccoci finalmente arrivati alla famosa diga di Hoover, di cui vi ho parlato brevemente in precedenza e che, secondo me, merita una sosta se siete di passaggio nel West americano. Si trova a soli 54 km da Las Vegas, ovvero circa 40 minuti in auto.
Ma prima di dirvi di più su questa meraviglia architettonica, sarebbe interessante conoscere le ragioni per cui l'uomo si è imposto una sfida così faraonica in una regione così ostile e inospitale.
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Per capire tutto questo, è molto semplice: basta tornare all'inizio del XX secolo, più precisamente agli anni '30.
Regolare la portata del Colorado
Il primo motivo che spiega perché l'uomo abbia voluto lanciarsi in un'impresa così colossale è legato alle inondazioni.
In effetti, la diga di Hoover si trova al confine tra il Nevada e l'Arizona, nel Black Canyon del fiume Colorado, alimentato dall'acqua delle montagne che coprono ben sette stati americani! Prima della costruzione dell'opera nel 1931, ogni primavera, durante il disgelo, un apporto massiccio d'acqua causava inevitabilmente inondazioni distruttive, colpendo sia i villaggi che le coltivazioni lungo il corso del fiume. L'unica soluzione era la creazione di una diga per controllare la portata del fiume e immagazzinare l'acqua in punti strategici.
Assicurare lo sviluppo economico
La seconda ragione dell'esistenza di questo "mastodonte": lo sviluppo economico di diversi stati dell'ovest americano.
Perché, effettivamente, dove c'è il controllo della portata di un fiume, c'è crescita agricola nella regione del sud-ovest degli Stati Uniti. Inoltre, l'elettricità generata dalla diga avrebbe a lungo termine ripagato i costi di costruzione, permettendo così di sostenere la crescita economica e urbana di tutto il sud della California, ma anche del Nevada e, in particolare, della favolosa Las Vegas, la città dalle mille insegne luminose che, nel 1930, contava appena 5.000 abitanti contro i 600.000 di oggi!
Ridare lavoro
La diga di Hoover fu costruita durante la Grande Depressione negli Stati Uniti, in un periodo in cui i leader americani avviarono una politica di grandi opere pubbliche per rilanciare l'economia e l'occupazione.
La diga permise infatti a migliaia di americani, vittime della Grande Depressione, di ottenere un reddito di sussistenza stabile per tutta la durata dei lavori, che si protrassero dal 1931 al 1935. A tal proposito, una piccola curiosità: nelle tre settimane successive all'annuncio del progetto, l'ufficio di collocamento più vicino a Las Vegas ricevette 12.000 candidature e migliaia di disoccupati attraversarono gli Stati Uniti nella speranza di ottenere un lavoro, certamente duro, ma che avrebbe fruttato tra i 4 $ e i 5,60 $ al giorno, un salario sostanzioso per l'epoca!
Così, oltre all'impatto fondamentale sull'economia e sullo sviluppo del sud-ovest degli Stati Uniti, la diga di Hoover si è rivelata anche un'ancora di salvezza per migliaia di famiglie americane, colpite duramente dalla crisi degli anni '30.
Potremmo quindi definirlo il "salvatore dell'ovest americano"?
Una cosa è certa: rappresenta un elemento essenziale del patrimonio regionale. Visitarlo e scoprirne la storia mi ha permesso di imparare molto sulla storia degli Stati Uniti, di provare forti emozioni e di creare ricordi indelebili. Vi invito caldamente ad andare a visitare questo luogo fantastico!
Se nonostante ciò non siete ancora convinti, mi resta un argomento di peso per persuadervi definitivamente a incontrare questo gigante del deserto: è il suo carattere TITANICO, che lo rende uno dei punti di riferimento più celebri e uno dei monumenti più impressionanti del paese!
Avete mai visto una diga la cui struttura ad arco misura 379 m di lunghezza e 221 m di altezza, con una base spessa 200 m contro i 14 m della sommità?

E non è tutto! Sapevate che la quantità di calcestruzzo necessaria per questo cantiere fuori dal comune è stata di 2.480.000 m3? In altre parole, una quantità esorbitante che, secondo alcuni calcoli, avrebbe permesso di realizzare un'autostrada a due corsie che collega New York a San Francisco!
E queste cifre sbalorditive non finiscono qui se diamo un'occhiata alla centrale elettrica ospitata dalla diga di Hoover.

Questa conta 17 turbine giganti grazie alle quali è in grado di produrre 4 miliardi di Wh all'ora e di alimentare così con l'elettricità una popolazione di diversi milioni di abitanti distribuiti su tre stati: Nevada, Arizona e California.

Del resto, se desiderate vedere queste turbine più da vicino e rendervi conto di persona del gigantismo della centrale elettrica, sappiate che potete entrare al suo interno e visitarla acquistando un biglietto online o direttamente sul posto al costo di 15 $ a persona per la visita classica e 30 $ a persona per la visita completa. Durante quest'ultima, scoprirete l'intera storia della centrale attraverso filmati ed esposizioni, e sarete anche condotti ad attraversare tunnel giganteschi, potendo fotografare queste famose turbine colossali! Attenzione però: l'ultima visita alla centrale si effettua alle 15:45, il che presuppone di arrivare al sito della diga in tarda mattinata per avere il tempo di apprezzarne tutta la bellezza senza fretta.

Eh sì, un'opera di tale portata merita davvero che le si dedichi del tempo, sapendo che, per di più, la diga di Hoover non è solo la diga e la sua centrale! Se alzate lo sguardo al cielo, vedrete che la Hoover Dam è anche il Mike O’Callaghan-Pat Tillman Memorial Bridge, il celebre ponte che collega il Nevada e l'Arizona scavalcando il fiume Colorado, costruito tra il 2005 e il 2010 per permettere al traffico commerciale di evitare la diga e decongestionare così la circolazione stradale tra i due Stati americani.

Avendolo attraversato a piedi grazie al marciapiede pedonale appositamente realizzato, posso assicurarvi che, proprio come il suo vicino situato più in basso, questo ponte è in grado di far tremare anche i più «temerari» tra voi, con i suoi 580 m di lunghezza e 270 m di altezza!
Sarebbe quindi un vero peccato ripartire dalla diga di Hoover senza aver osato misurarvi con questo ponte che, oltre alla vista mozzafiato che offre sulla diga, sul fiume Colorado e sulle montagne desertiche circostanti, è degno di un vero e proprio «ottovolante»!

In conclusione, la diga di Hoover resta un'opera titanica sotto ogni aspetto, che ha saputo dare una spinta economica a tutto il sud-ovest degli Stati Uniti e che ha saputo, sa e saprà sempre far battere il cuore a noi milioni di turisti, estasiati di fronte all'immensità e alla maestosità di un sito simile!

E come «ciliegina sulla torta», non potevo concludere questa parte senza questa piccola curiosità: dato che la diga di Hoover è costruita a cavallo del confine tra il Nevada e l'Arizona, quando vi trovate al centro dell'opera, vi trovate anche tra due fusi orari diversi; il Nevada a ovest segue la Pacific Time Zone, mentre l'Arizona più a est si trova nel fuso della Mountain Time Zone. Così, quando è mezzogiorno sul lato del Nevada della diga, sono le 13:00 sul lato dell'Arizona…


Avviso a tutti coloro che non vogliono invecchiare: recandovi alla Hoover Dam, potrete ringiovanire di un'ora grazie a un rapido salto nello spazio-tempo tra l'Arizona e il Nevada!

E se volete proprio fermare il tempo, perché non fare una sosta a Boulder City? Questa affascinante cittadina tranquilla che troverete sulla strada di ritorno da un'escursione alla diga o da un bagno al Lake Mead si rivela un vero rifugio di pace, in netto contrasto con l'eccitazione e l'atmosfera tumultuosa dei casinò del vicino «Strip».
Ebbene, se vi va, seguitemi per la visita!
3/ Boulder City

Come vi dicevo poco fa, se desiderate fare una pausa nel tempo, ho quello che fa per voi: Boulder City, dove il tempo sembra essersi fermato completamente, come un riposo ben meritato dopo anni di duro lavoro per costruire ciò per cui è nata: la diga di Hoover.
Infatti, l'origine della città risale all'inizio degli anni '30, quando furono costruite baracche appositamente per ospitare gli operai incaricati della costruzione della diga poco distante.
Ma con la frenetica Las Vegas nelle vicinanze e la moltitudine di slot machine che si possono trovare ovunque, anche nei posti più impensabili (dalla stazione di servizio alla lavanderia a gettoni!), come spiegare una tale quiete in questo piccolo comune del Nevada?
Per dirvela tutta, se Boulder City si è rivelata ed è tuttora un esempio in fatto di tranquillità, serenità, sicurezza e ordine, lo si deve innanzitutto a una cosa inedita: il divieto del gioco d'azzardo sul suo territorio comunale (unica eccezione alle leggi permissive dello Stato del Nevada)!
All'epoca, si trattava soprattutto di evitare disordini tra i 5.000 operai ingaggiati per partecipare alla costruzione della diga e obbligati a restare sul posto per tutta la durata del cantiere. Del resto, il gioco d'azzardo non era l'unica cosa proibita: anche l'alcol era completamente bandito da questo accampamento per lavoratori, per evitare ogni possibile intemperanza!
Da allora, niente tavoli da roulette né casinò, ma in compenso oggi è possibile sorseggiare una buona birra in uno dei tanti dehors all'ombra che si trovano in centro. Noi non abbiamo saputo resistere dopo un pomeriggio trascorso a girare per il Lake Mead e le sue strade panoramiche, completamente disidratati sotto un caldo di quasi 50 °C! Una sosta a Boulder City era d'obbligo, tanto più che le sue botteghe piene di gioielli e artigianato indiano, i negozi di antiquariato e la sua posizione che domina il deserto circostante, offrendo una vista mozzafiato sul Lake Mead (specialmente dal centro, dietro il Bicentennial Park), meritano davvero di essere assaporati per qualche istante, godendosi il suo fascino e la sua atmosfera così speciale!
Personalmente, vi consiglio vivamente di fare una pausa al Jack’s Place Bar & Grill sull'avenue principale, dove vi aspettano viaggiatori zaino in spalla, motociclisti di ogni tipo e gente del posto, il tutto in un ambiente super accogliente e informale!
E se siete un minimo organizzati, pensate a informarvi sui numerosi eventi che animano Boulder City. Penso in particolare ai raduni di auto personalizzate, ai festival d'arte e artigianato, all'albero di Natale, all'Oktoberfest, ai barbecue giganti e così via.
Per quanto ci riguarda, ci siamo imbattuti per puro caso in un raduno di vecchi Maggiolini Volkswagen proprio nel cuore del Bicentennial Park e vi garantisco che è stata un'esperienza fantastica sotto molti aspetti!
Dunque, che altro dire di Boulder City, se non che è un'idea in più da aggiungere alla lunga lista di attività offerte da Las Vegas e dintorni.
Per il seguito, vorrei parlarvi di un luogo sconvolgente e magnetico, direi quasi irreale… Miei cari amici lettori, lasciate che vi trasporti nel cuore di questa sublime valle del Nevada che deve il suo nome al colore fiammeggiante delle sue rocce di arenaria, che sembrano incendiarsi al tramonto: la "Valle del fuoco" (o "Valley of fire"), o meglio ancora la "Valle del soprannaturale" (capirete subito il perché…)!
4/ Valley of fire o la «Valle del fuoco»

Ci sono posti sulla Terra dove aleggia un certo profumo di immortalità, un non so che di inspiegabile che ti lascia senza fiato, immobile, strappandoti lacrime ed emozioni profonde…; quei luoghi benedetti dove ognuno può ricaricarsi, dove credi di poter dominare gli elementi, ma ti accorgi che sono loro a dominare te…; quei luoghi da cui torni con la sensazione di esserti misurato con la vita e di averne imparato una vera lezione…; insomma, quei posti dopo aver scoperto i quali ti dici semplicemente: "domani posso morire tranquillo"…
Ebbene, io l'ho trovato questo posto e, come potrete intuire, si tratta della prodigiosa "Valley of fire", che è stata e rimarrà per sempre il mio colpo di fulmine negli Stati Uniti!
Laggiù, niente neon o insegne luminose smisurate, niente rumore incessante delle slot machine né il "bum-bum" dei club alla moda, solo il silenzio e rocce che vanno dal rosso vivo al beige, passando per il rosa, l'arancione e persino il viola a seconda dei raggi del sole… In altre parole, un vero quadro, una tavolozza d'artista, e tutto questo a soli 92 km dallo Strip di Las Vegas (circa 1 ora e 15 in auto) e 6 km dal Lake Mead, al costo di 10 $ per veicolo.

Ma cosa sono 10 $ di fronte alla promessa di tornare con il cuore carico di emozioni indescrivibili e ricordi indelebili, anche se probabilmente avreste speso quegli stessi 10 $ in una di quelle ammalianti slot machine con la certezza di non rivederli mai più…? Credetemi, questo prezzo d'ingresso è, secondo me, irrisorio rispetto alla grandiosità di ciò che attende ogni visitatore.
Del resto, cosa vi aspetta lì?
Cosa vedere e fare alla Valley of fire?
Il Valley of Fire State Park, il parco statale più antico e grande del Nevada, racchiude diverse strade panoramiche e numerosi sentieri che vi permetteranno di scoprire con meraviglia e stupore le sue innumerevoli curiosità geologiche, modellate da oltre 150 milioni di anni di erosione, dopo essersi formate da grandi dune di sabbia mobile durante l'era dei dinosauri.
Potrete anche trovarvi alberi pietrificati da millenni, oltre a numerosi petroglifi e magnifiche incisioni rupestri risalenti alla preistoria, testimonianza reale del passaggio di antiche tribù indiane (gli Indiani Pueblo della valle di Moapa) che occuparono i luoghi tra il 300 a.C. e il 1150 d.C. circa.

Ma come accedere a questo "regno dei cieli"?
È molto semplice. Il parco è in realtà diviso in 3 parti che possono essere esplorate grazie a due strade principali e una terza un po' più riservata, che vi elenco qui:
Valley of Fire Highway: questa strada collega i due ingressi del parco e permette di raggiungere le altre zone. È assolutamente da percorrere da cima a fondo, tanto i paesaggi sono grandiosi e mozzafiato! A tal proposito, prendetevi qualche istante per fermarvi nei seguenti punti panoramici:
- Elephant Rock;
- Pretzel Arch;
- Seven Sisters.

Personalmente, è uno dei tratti stradali più belli che abbia mai visto nell'ovest americano e, credo, di tutta la mia vita: quell'asfalto nero intenso che contrasta con il giallo vivo della linea di mezzeria e il rosso fiammeggiante degli scenari naturali, o meglio, soprannaturali, del parco!

• Mouse’s Tank Road: si tratta di una strada perpendicolare alla Valley of Fire Highway che vi condurrà nel cuore del parco. Anche qui, c'è molto da vedere e da fare lungo questi 9 km di asfalto che serpeggiano attraverso il parco e portano a punti incredibili, come White Domes (immensi monoliti color crema), Rainbow Vista (una vasta area di rocce multicolori che offre una vista spettacolare), Fire Canyon Silica Dome (una zona del parco dove le forze terrestri sono state così potenti da provocare enormi pieghe rocciose) e la ormai celebre Fire Wave (un'onda multicolore con sfumature che vanno dal bianco al rosso scuro, passando per il rosa e l'arancione a seconda della luce; un ottimo premio di consolazione per chi non è stato estratto a sorte per la "vera" Wave di Coyote Buttes North!).
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Tra l'altro, lungo la strada sono stati allestiti numerosi parcheggi che vi permetteranno di fare soste fotografiche o di partire per qualche escursione alla scoperta di questi favolosi punti panoramici e molti altri ancora, di cui vi elenco un riepilogo qui sotto:
- Scenic Drive;
- Mouse’s Tank;
- Rainbow Vista;
- Fire Canyon Arch;
- Fire Canyon Silica Dome;
- Crazy Hill Trail;
- Thunderstorm Arch;
- Fire Wave;
- White Domes.
Loop Road: una stradina di 2 km dietro il campeggio che permette di accedere ad altre affascinanti curiosità geologiche, come:
- Atlatl Rock;
- Arch Rock;
- Piano Rock;
- Windstone Arch;
- Petrified Logs.
Si conclude così la nostra panoramica sulla Valley of Fire, che ha saputo infiammare il mio cuore con emozioni indefinibili, scuotermi nel profondo e stregarmi, come una sorta di connessione tra la mia anima e le viscere di questa terra indiana.
Ma prima di lasciarvi andare, devo mettervi in guardia su una cosa: il CALDO, che supera molto spesso i 40 °C! Anche durante i nostri vari passaggi a settembre e ottobre, c'erano più di 35 °C! Prudenza, quindi... e siate più intelligenti di noi: prevedete una buona crema solare e una buona scorta d'acqua se non volete finire completamente disidratati e costretti a bere litri di birra al birrificio vicino (Boulder City) per cercare di reidratarvi (il mio compagno vi saprà dire)!
Così, tra le formazioni rocciose di un rosso acceso che si infiammano come un falò sotto i raggi del sole ardente e il caldo torrido che regna in questa terra arida e desertica, sembrerebbe proprio che la "Valle del fuoco" porti il suo nome a pennello!

Proprio come la sua vicina più a ovest, in California, a sole 2 ore e 15 minuti di auto da Las Vegas, che deve il suo nome alle povere anime che ha stroncato. Laggiù, il sole è stato un vero "killer" in certe occasioni. Avrete capito che si tratta ovviamente della "Valle della morte", che ci tengo comunque a farvi scoprire, anche se il suo nome può far "raggelare" più di qualcuno.
5/ Death Valley o la «Valle della morte»

Se alcuni vedono in questo nome una connotazione particolarmente funesta, non è il mio caso. Perché è proprio in uno di questi luoghi dalla bellezza surreale e sbalorditiva che tutta la mia anima rivive, che il mio corpo si riempie di un'eccitazione e di un'energia infinite; in breve, è dove ritrovo finalmente un senso alla mia vita.
D'altronde, non sono l'unica a pensare alla vita quando si parla della Death Valley. Andate a chiedere il parere alle oltre 400 specie animali diverse e alle oltre 1 000 specie di piante che hanno trovato rifugio e una terra accogliente in questa valle tra le più aride! In effetti, la Valle della morte brulica di vita e non saranno certo coyote, volpi, linci, puma o serpenti a sonagli a contraddirmi!

Se il nome potrebbe farvi pensare a una distesa desolata e senza vita, ridotta a una banale distesa di terra piatta, arida e priva di fascino, fate attenzione: vi sbagliate di grosso. Al contrario, la Death Valley vanta una varietà incredibile e sorprendente di paesaggi, uno più mozzafiato dell'altro, che spaziano tra valli, canyon, laghi salati, dune di sabbia e imponenti formazioni rocciose.

Come si può restare indifferenti davanti alla Death Valley, che di "morto" ha solo il nome?
E, soprattutto, prima di mettervi in viaggio, non dimenticate la vostra bottiglia d'acqua, o meglio, i vostri litri d'acqua. Qui, dove si registrano le temperature più alte al mondo (56,6 °C all'ombra, nel 1913), il motto è: "bere o guidare, non bisogna scegliere" (parlo di acqua, ovviamente...!).
D'altra parte, io e il mio compagno di viaggio abbiamo dovuto fare una scelta tra la miriade di siti da visitare in questo vero e proprio tesoro a cielo aperto, dato il poco tempo a nostra disposizione.
Ecco perché non vi propongo un elenco completo delle meraviglie della Death Valley, ma una selezione degli otto luoghi che ci hanno colpito di più.
I luoghi imperdibili della Death Valley
Furnace Creek
Un'oasi artificiale nel bel mezzo del deserto! Qui troverete il Visitor Center, due hotel, negozi, diversi campeggi, un campo da golf, un ufficio postale, un aerodromo, il Borax Museum e, soprattutto, una stazione di servizio! Un punto di riferimento fondamentale, nel caso vi trovaste in difficoltà!
Borax Museum
Questo museo è stato allestito a Furnace Creek nella casa più antica della Death Valley ma, a dirla tutta, questa costruzione non ha sempre vissuto giorni felici. Edificata nel 1883, questa veterana della Death Valley è nata inizialmente nella miniera di Twenty Mule Canyon, prima di essere trasferita nel 1954 a Furnace Creek per preservare le sue vecchie ossa, o meglio, le sue vecchie assi di legno, che sfidano il tempo e il calore, proprio come la locomotiva arrugginita, i carri cigolanti e i vecchi strumenti esposti all'esterno.
Il museo racconta in particolare la storia del Twenty Mule Canyon ("canyon dei 20 muli"), che deve il suo nome al metodo utilizzato per trasportare il borace estratto nella regione: su carri trainati da... 20 muli (come avreste potuto immaginare!).
Dante’s View
Ecco il panorama più spettacolare e sbalorditivo che potrete ammirare sulla Death Valley, salendo a 1600 metri di quota! Avrete una vista mozzafiato sulle Panamint Mountains in lontananza e sul loro Telescope Peak, che svetta a 3.353 metri, o ancora sul bacino di Badwater, il punto più basso degli Stati Uniti. A questa altitudine, godetevi una boccata d'aria fresca prima di tornare nel braciere rovente della Death Valley.

Zabriskie Point
Amici miei, vi propongo ora di scendere di quota, ma non certo di emozioni, perché la bellezza inedita e inaudita di questo luogo ci è rimasta impressa nel cuore...
Come non sentirsi vicini al paradiso davanti a questo scenario lunare, interamente modellato dall'erosione, dove si possono scorgere i diversi strati di sedimentazione accumulatisi nel tempo fino a formare questi enormi complessi rocciosi? Si potrebbero paragonare a piedi di giganti o a gigantesche radici di alberi!

Una cosa è certa: a prescindere da ciò che vi suggeriscono, questi mostruosi blocchi di roccia vi fanno percepire nel profondo le forze erculee che animano il nostro pianeta Terra, rendendolo tutt'altro che immobile!

Artist’s Palette (Artist’s Drive)
Qui, su questo piccolo anello asfaltato di 9 miglia (14,4 km) che serpeggia a senso unico tra immense formazioni rocciose, a 9,8 miglia (15,7 km) a sud di Furnace Creek, l'arte sembra essersi fusa con la natura. È come se un pittore avesse depositato i suoi colori su una tavolozza per poi mescolarli, creando una vera opera d'arte multicolore degna dei più grandi maestri.

Ma, a differenza dei quadri più belli che potrete ammirare nella vostra vita, tutto il genio qui risiede nel fatto che nessuno ha avuto voce in capitolo! Infatti, i colori sorprendenti che tingono le rocce dei calanchi e delle colline di questa regione sono il risultato dell'ossidazione di diversi minerali. Il rosso, il rosa e il giallo provengono in particolare dai sali di ferro, il verde dalla mica e il viola dal manganese. Insomma, una tale varietà di colori e tonalità geologicamente inimmaginabili che offrono a ogni visitatore uno spettacolo unico e indimenticabile, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando il sole calante sublima le sfumature di questo scenario semplicemente apoteotico!

Devil’s Golf Course o «Campo da golf del diavolo»
Un nome di cattivo auspicio, ma che riflette perfettamente la realtà dello scenario che si staglia davanti ai vostri occhi: un immenso terreno fangoso e crostoso, risultato del prosciugamento di un lago salato avvenuto 3 000 anni fa. Il sale di questo antico lago si è cristallizzato nel corso degli anni, formando alite (minerali dagli spigoli taglienti) e un rilievo così accidentato che un redattore del National Park Service scrisse nel 1934 che «Solo il diavolo potrebbe giocare a golf su un campo del genere»!

Badwater
Badwater… Ancora un nome lugubre per designare, questa volta, il punto più basso degli Stati Uniti, situato a 86 m sotto il livello del mare, come indica il cartello all'ingresso del sito!

Proprio come il suo vicino Devil’s Golf Course, questo luogo dal nome curioso («acque cattive») è ciò che resta di un immenso lago salato che ricopriva la valle 3 000 anni fa e che oggi ha lasciato il posto a vaste distese saline. Tra l'altro, una passerella in legno permette di accedere a queste immense e infinite distese di sale che formano il suolo di Badwater e gli conferiscono un aspetto completamente surreale, da vedere assolutamente almeno una volta nella vita!

Mesquite Sand Dunes
Dune di sabbia in mezzo a un deserto di rocce! Che vista sconcertante e spiazzante!

Ma, a proposito, come è possibile?
In realtà, le dune di questo scenario degno di uno dei racconti delle Mille e una notte sono state formate dal vento che trasporta poco a poco, granello dopo granello, in questo punto preciso della valle, la sabbia proveniente dalle montagne circostanti (risultato dell'erosione).
Tra l'altro, è assolutamente possibile immergervisi e divertirsi a scivolarci sopra, ma vi avverto subito: se ne avete voglia, fatelo a vostro rischio e pericolo. Non dimenticate che un sole implacabile vi osserva dal suo posto di guardia e vi ricorda che, senza acqua, anche una breve sessione di capriole o una passeggiata in questo parco giochi irresistibile può esservi fatale!

Allora, miei cari amici lettori, avrei solo un consiglio da darvi: siate saggi e accontentatevi di ammirare da lontano questo paesaggio di una bellezza squisita, particolarmente fotogenico all'alba, al tramonto o durante le notti di luna piena, quando diventa semplicemente poetico!
È così, su questa nota un po' sabbiosa ma oh quanto fiabesca, che si conclude la nostra breve panoramica della Death Valley, di cui purtroppo non abbiamo potuto esplorare tutti i tesori nascosti.
Che sia un invito per un prossimo viaggio…?
Una cosa è certa: se questa regione si è rivelata spietata per alcuni cercatori d'oro, per noi è stata indimenticabile. Ho l'intima convinzione che la mia storia d'amore con questa Valle della Morte non sia affatto morta e che prima o poi finiremo per ritrovarci come due anime gemelle attratte l'una dall'altra, proprio come il resto di questo grande West americano che, una volta che ci sei entrato in contatto, ti lascia addosso una voglia di ritornare…!
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